Sì, viaggiare


 

 
 
 

I viaggi sono fatti di materia diversa.

A volte è l’idea del viaggio.
Un peregrinare stanco o vivace, a seconda dei giorni e dell’umore.

Ci sono viaggi che cominciano dalla fine.
Non ricordi il giorno di inizio. Hai solo, forte, la sensazione di qualcosa di compiuto ancora prima che sia iniziato. Non hai ancora preparato la valigia, e sei già di ritorno. E non rimangono tracce delle vie attraversate, né delle cose viste, né degli incontri fatti. Può capitare che, mettendo le mani in tasca per vuotarla, trovi un biglietto. La data è un’altra da oggi. La tempia pulsa con insistenza. Sai che non puoi ignorarla, eppure non sempre riesci a capire.

Ci sono i viaggi che non farai mai.
Vivono nella tua testa, respirano i tuoi desideri, si gonfiano dei tuoi sospiri. Il percorso cambia con le stagioni, si allunga o si accorcia come un pensiero tortuoso. Servirebbe un fuso per filarli quei pensieri e insieme anche le intenzioni vicine. E poterli poi leggere come un ricamo.

Ci sono i viaggi che hai fatto mille volte.
Magari con la stessa persona. Ogni volta, al ritorno, hai avuto voglia di rifarlo. Quelli non sono viaggi. Sono promesse e non cercano conferme, ma accenni di eternità.

Infine c’è il viaggio.
Quello che dura quanto i tuoi anni. È disegnato negli angoli dei tuoi occhi, nelle macchie della pelle, nelle pieghe dell’avambraccio. È disseminato nei segni che non sapevi di avere, eppure solo tu sai riconoscere. Come un unico grande tatuaggio prende forma e consistenza giorno dopo giorno.

Il viaggio sei tu.

Lo porti scritto sul corpo. Racconta di tappe diverse, di varie compagnie e di mille destinazioni. Non hai mandato cartoline, non hai una mappa con le bandierine.
L’itinerario rimane segnato con inchiostro indelebile nelle pieghe segrete del tuo petto.
E quello basta, oh se basta.

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