Occhi dentro Occhi


 

 
 
 
Un po’ di anni fa un ragazzo straniero, tipo slavo, mi ha detto con fare arrogante scendendo da un autobus: “devi smetterà di guardare tutti male” in un accento improponibile, guardandomi storto. Poi si è voltato e si è disperso fra la gente con quel suo inutile giubbetto di jeans.
Prima reazione: desiderio di gridargli “torna al tuo paese a dare giudizi!”
Seconda reazione : desiderio di picchiarlo, dopo aver saggiamente notato che ero più grosso di lui.
Terza reazione: e se avesse ragione? E se fosse un messaggio che la vita mi sta mandando, tramite questo sconosciuto che probabilmente non rincontrerò mai più?

Non ci accorgiamo quasi mai di quanto diciamo di noi, anche senza parlare.
Io guardavo male la gente, ne avevo paura.
Paura di essere ferito, deriso, attaccato.

Ora tutto è diverso. Ho sempre paura, sia ben chiaro, ma la paura è più debole dell’amore.
Porto l’amore in giro con me, la mattina me lo metto sulle spalle come uno zainetto e cerco, con forza, di non dimenticarlo mai in un angolo della stanza.
Filtro con la lente dell’amore ogni esperienza, cerco di farlo nei limiti del possibile, è un impegno continuativo.
Tutto si trasforma di fronte ai miei occhi, in un battito di ciglia, in una frazione di secondo.

Quel posto che non c’è è sempre stato li, ce lo abbiamo davanti agli occhi, sfiora le nostre dita, lo odoriamo a occhi chiusi.
Quel posto che non c’è lo creiamo noi.
Anche questa canzone è capitata nella mia vita, a caso, come quello slavo.
Me la sono trovata li nel mio iPod, mentre camminavo per le strade di Milano.
È passata attraverso gli auricolari fin dentro di me, è entrata e ha trasformato tutto, il grigio ha lasciato il posto ai colori.
L’amore fa così, entra e colora.

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In quest’anno l’amore mi ha fatto visita, tante volte, tramite tante persone, in modo del tutto originale, ogni volta differente. Ho lasciato la porta aperta, perché fluisse libero.
Non ho più guardato male nessuno e quando l’ho fatto mi sono chiesto perché.

Ti ho visto Amore, sai?

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Ti ho visto mentre ti affacciavi sul bancone di un sushi  semivuoto, mi facevi ridere.
Mentre ti rannicchiavi nei piccoli gesti, nell’ascolto attento di ogni mio insignificante desiderio, nel ricordo preciso degli attimi, nella ricerca costante di un mio sorriso.
Ho capito che c’eri sopra quel velo di malinconia inaspettata, quando un particolare banale diventa una vita passata e una piuma ti si posa accanto, leggera.
Allora guardo in alto, sorrido e dico ciao.
Ti ho guardato da lontano quando ti sei allontanato, perché era giusto così, perché a volte si è troppo vicini e manca l’ossigeno. Perché ti voglio nella mia vita, per sempre, ma dobbiamo ristabilire un ordine. E lo stiamo facendo.
Ti ho visto quando sei partito dall’altra parte del mondo e mi sono chiesto perché proprio adesso. E poi ho pensato che anche questa volta tu la sai più lunga di me e smetto subito di provare a capire quello che è un disegno più grande di me. Vai. Però torna, quando puoi.
Tanto io ti aspetto, sai?
E non credere che non abbia notato quando ti nascondevi in un legame che da fuori non potevo capire, cosi tradizionalmente istituzionale e allo stesso tempo fuori da ogni schema, rafforzandoti ogni giorno della tua diversità, superando il pregiudizio degli altri. Ti ho visto nella vostra fatica e nella vostra tenacia.
Ti ho scovato anche in quei connotati dell’est. Lì ti eri nascosto proprio bene, ma c’eri.
Ti ho visto in quegli occhi da bambino, quando hai saputo trasformare l’idea che avevi di me.
Ti ho sentito negli occhi del buongiorno detto con un filo di voce, negli sguardi con la coda dell’occhio “dove sei”, nella tua paura, nel tuo senso di inadeguatezza, nella paura di perdermi e nel desiderio di essere una persona migliore.
Negli abbracci interminabili, nelle telefonate cretine, nel deox come unica religione, nelle ricette cucinate per accogliere, nelle tovaglie a quadretti e nel piacere di radunarcisi attorno.
Ti ho visto raggomitolato nell’abbraccio col tuo cane, nella simbiosi e nel spostare su un altro essere vivente l’attenzione.
Ti ho sentito nella tua preoccupazione sul mio futuro e subito dopo nel tuo “ma mi fido di te”.
Ti ho odorato nella fiducia, nel tuo abbandono e nel mio.

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Ti ho visto sai?
Come mi guardi. Ti riconosco subito.
Sei lo stesso, attraverso tanti occhi diversi.

Occhi dentro occhi
e prova a dirmi se
un po’ mi riconosci…

Questo video l’ho girato l’anno scorso. Perchè alla fine l’amore è lìunica cosa che conta.
Da allora tanti altri occhi, tanti altri TI AMO.

Ti amo.
Paolo

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