In viaggio con ME: sei mesi negli Stati Uniti


 

 
 
 

Fine del 2011, un annuncio sul giornale letto quasi per caso, la necessità di “cambiare aria”, e l’appoggio delle persone a me vicine hanno fatto sì che io prendessi la migliore decisione mai presa fino ad allora.

Passaporto alla mano, colloquio per il VISA ottenuto, biglietto aereo e assicurazione pronti! Il 3 gennaio del 2012 ero all’aeroporto di Milano Malpensa con le mie enormi valigie, i miei genitori forse più spaventati che dispiaciuti e mia sorella più forte che mai.

Inizia così la mia avventura lontana da casa a chilometri di distanza dalle mie persone. Arrivo in tarda serata a Canandaigua (New York) dopo tante ore di volo, uno scalo e l’ansia di perdere le valigie o di perdermi io stessa. Lì mi aspettava quella che sarebbe stata la mia nuova famiglia per i sei mesi successivi.

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Canandaigua-New York (USA)

Quando arrivi negli Stati Uniti tutto ti si presenta come l’hai immaginato e come è rappresentato nei film: ogni cosa è letteralmente “huge”! Le strade sembrano enormi, d’altronde pure le macchine sono fuori misura. Le case sono immense, non ci sono recinzioni e quello che dovrebbe essere un semplice backyard non è altro che un immenso parco in cui puoi letteralmente perderti!

Qui, in questa famiglia italo-americana, mi è stata data l’opportunità di frequentare il College nella vicina Geneva per approfondire la mia conoscenza della lingua inglese; tra una lezione e l’altra tenevo a bada i due ometti di casa: due fantastici bambini che mi hanno riempita d’ amore fin dal primo giorno.

Come ci si sente lontani da casa in un paese straniero? Letteralmente spaesati! Ricordo che la prima notte non hanno fatto altro che girarmi in testa un sacco di parole inglesi mai sentite e di cui ignoravo il significato. Non è stato facile abituarsi ed adattarsi a nuovi spazi e nuove abitudini, ma la fatica è stata ripagata dalla fantastica accoglienza ricevuta fin da subito. Mi sentivo “a casa”!

Credo che vivere un paese straniero da “residente” sia del tutto diverso dal viverlo da “turista”. E’ molto più semplice fare il residente o, nel mio caso, fare la cittadina americana. I vantaggi? Puoi uscire in pigiama con i pantaloni infilati negli UGG, struccata, spettinata, con il cuscino ancora attaccato alla faccia che nessuno ti guarderà  mai male! E credetemi… ne ho viste di tutti i colori! E in quei mesi ho fatto proprio la vita da cittadina “americana”, a parte il pigiama infilato negli stivali ovviamente perché resto sempre fedele alle mie adorate origini ed onestamente un pò di dignità ancora mi è rimasta. Ho fatto spesa da Wegmans, guidato la gigantesca macchina con cambio automatico, bevuto litri di caffè lunghissimo in mug di ceramica, festeggiato il Martin Luther King Day, osservato cerbiatti liberi nel giardino di casa, andata alla Bank Drive perché se sei americano puoi fare bonifici o depositare assegni comodamente seduto in auto come quando ordini al McDrive, guardato il Super Bowl sul divano di casa e non capirci comunque niente, andata dalla parrucchiera e uscita con i capelli tagliati sì, ma bagnati perché lì i capelli te li asciugano solo se glielo chiedi (e chi lo sapeva!). Diciamo che non mi sono fatta mancare proprio niente!

Oltre a questi attimi di vita quotidiana ho potuto fare la turista, anche se per poco. Per il mio compleanno mi sono concessa una vacanza di qualche giorno nella Grande Mela e una gita fuori porta appena di là dal confine a vedere le tanto nominate Niagara Falls. Beh non c’è molto da dire su New York, ogni angolo ti sembra di averlo già visto in qualche film o serie televisiva.  New York è una città fantastica che ti fa sentire subito a casa perché in fondo tu lì già ci sei stato nei tuoi sogni e naturalmente non delude mai  le aspettative.

Cosa hanno significato i sei mesi lontana da casa? Una sfida con la me stessa fifona che si aggrappa alle persone per paura di cadere. Sono tornata cosciente delle mie capacità e della mia forza. Non avrò spaccato il mondo, ma sono tornata ricca di insegnamenti. E’ costato sacrificio, ma lo rifarei. Perché quando sai di poter stare da sola e di bastarti allora puoi permetterti di scegliere chi avere al tuo fianco e la smetterai di aggrapparti agli altri.

“Se sei abbastanza coraggioso da lasciarti dietro tutto ciò che è familiare e confortevole, e che può essere qualunque cosa, dalla tua casa ai vecchi rancori, e partire per un viaggio alla ricerca della verità, sia esteriore che interiore; se sei veramente intenzionato a considerare tutto quello che ti capita durante questo viaggio come un indizio; se accetti tutti quelli che incontri, strada facendo, come insegnanti; e se sei preparato soprattutto ad accettare alcune realtà di te stesso veramente scomode, allora la verità non ti sarà preclusa.”  

Elizabeth Gilbert- “Eat, pray, love”

The-Statue-of-Liberty-and-Manhattan-Skyline-New-York-City-NY

 

 

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