compagni di viaggio


 

 
 
 

imagesSveglia alle 4.50. Caffè e via a prendere il treno per andar a Bologna. Un viaggio uguale a tanti altri. In auto, ancora con la mente poco lucida, stringo tra le mani il volante. La mattina è a scala di grigi. L’unica cosa che spezza la monocromia è il rosso acceso delle auto che mi precedono. Mi danno fastidio quando frenano. Lascio l’auto, con la solita speranza che nessuno mi faccia ritrovare graffi nuovi. Leggo tre o quattro pagine de Le notti bianche. Mi perdo via, mentre giro pagina, a pensare che spesso  vorrei scambiar una parola con chi ho di fronte a me in treno. Vorrei ma non lo faccio il più delle volte. Ho timore di disturbare. Non vorrei fare discorsi inutili. Esistono discorsi utili? Mah… Alla fine me ne sto zitto, mentre guardo chi mi siede davanti attraverso la figura riflessa sul finestrino. Cosa ci potremmo dire? Che voce avrà? Sarà simpatico/a? Fantasie.
Possibile che gli altri non nutrano il desiderio di conoscere?
Quando riesco a farmi coraggio mi rendo conto che rimane poco tempo. Il viaggio volge alla fine. Detesto far le cose di fretta. Non mi sono mai piaciute sin da piccolo. Desisto.

Forse sono pure io come loro: un pò egoista, poco disposto ad arrischiare la mia vita tranquilla.
Arrivato. Scendo. Per non so quale motivo, in stazione, tendo spesso a camminare a passo svelto. Forse mi adeguo al mondo che ho attorno a me.

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