Chi sono?


 

 
 
 

Negli anni ho cambiato molti nomi.

Per un certo periodo mi sono fatto chiamare Apollo, identificandomi nel protagonista di un racconto scritto molto tempo fa: un albero. Che affondava le sue radici nella terra e protendeva i suoi rami verso il cielo, ondeggiandoli alla brezza, ma di fatto legato alla terra. Un essere che subisce i venti e le tempeste della vita, ma ha le radici profonde nella terra, anche se vorrebbe, non può lasciarsi andare e farsi trascinare dalla tempesta.

Poi ho immaginato di essere una foglia di Apollo, totalmente in balia del vento. Mi ha aiutato a capire chi sono, a lasciarmi un po’ andare e trascinare dalla vita.

Ma avevo ancora radici profonde nella terra.

Anni dopo sono diventato Ares. Ho preso in mano la mia vita, ho preso un’ascia e ho abbattuto Apollo. Dopo averlo sminuzzato in ceppi non mi sono fermato finché non l’ho ridotto in pezzi così piccoli che sono seccati velocemente. A quel punto gli ho dato fuoco.

Ero finalmente libero, in grado di prendere in mano le cose e la vita.

Il problema di Ares è che ha dato fuoco ad Apollo e ha agito attivamente per cambiare le cose, e l’ha fatto. Il “ma” è che il fuoco ad un certo punto si estingue, il legno esaurisce il suo potenziale e diventa cenere.

Questo mi spinge a una domanda: chi sono?

Cosa sono oggi? Non è rimasto più nulla di Apollo e Ares è scappato da tempo, la sua unica funzione era cambiare le cose e l’ha fatto, oggi sono in grado di prendere la mia vita farla a pezzi e dargli fuoco. Sono libero finalmente.

Forse sono ancora Ares.

Ma adesso Ares sta camminando ramingo per la terra alla ricerca  del suo posto.

Il posto di Ares non c’è.

Questo è quello che ho imparato da lui, che DEVI prendere in mano la tua vita ed essere disposto a dargli fuoco. Perché nulla a questo mondo ti appartiene veramente. L’unica cosa che conta è quello che si trova dentro il tuo cuore, nel tuo modo di affrontare le cose.

E Ares è GRANDE. Perché non c’è nulla che gli appartenga tranne che se stesso.

E’ la cosa più bella del mondo.

Eppure continua a cercare.

E io continuo a chiedergli: “Ares ma tu chi sei?”

Ma lui non risponde mai.

Tu non sei quello che si trova all’interno del tuo cuore. Perché il tuo cuore contiene ancora un frammento delle radici di Apollo, e quel frammento continua a voler cercare la luce del sole. Ma tu non sei la tua ricerca, non sei il dolore di Apollo.

“E allora chi sei Ares?”

Ci saranno giorni in cui non avrai più bisogno di cercare, perché penserai di aver trovato quello che basta a renderti felice.

Ma Ares non vuole questo, Ares pensa che a quel punto non varrà più la pena di vivere la vita.

Quello era il sogno di Apollo, non di Ares.

Credo di essere finalmente arrivato a rispondere alla domanda “chi è Ares?”, ma non ho ancora risposto alla domanda “Chi sono io?”

Io sono Ares, sono ancora lui.

Forse la vera domanda sarebbe: “Chi sarò quando Ares non avrà più una ragione per vivere?”

Ma non si può dare una risposta a questa domanda, non ora.

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