Viaggi a cavallo dei secoli – Portogallo


 

 
 
 

Dopo aver mangiato una zuppa di carote, un trancio di baccalà e una fetta della torta di pan di spagna più secca della mia vita, ci incolonnammo in fila al tavolo nell’ingresso dell’albergo per pagare a Raúl gli 8200 pesetas ciascuno pattuite per le escursioni dei due giorni seguenti. Gli porgemmo 16000 pesetas in banconote e una moneta da 500.

– Tieni il resto, sono 100 escudos – ci disse lui, allungandomi quelle che invece sarebbero dovute essere 100 pesetas.

– Ma 100 escudos valgono meno di 100 pesetas… – ribattei senza nemmeno pensarci.

Calò un silenzio imbarazzante, a tratti accompagnato da qualche occhiata glaciale. Nessuno aveva mai smascherato quel trucchetto prima d’ora: farsi pagare in pesetas e dare il resto in escudos, dato il loro differente valore, era uno scambio molto conveniente per la nostra guida turistica; questa volta però si era imbattuto in due persone che, sebbene giovani, inesperte e a tratti ingenue, non erano affatto stupide e non avevano dimenticato le basi della matematica più elementare – ma soprattutto non erano abbastanza benestanti da potersi permettere di cadere in un tranello del genere.

– È che ho finito le pesetas. Tieni, questi sono altri 10 escudos… – borbottò infine.

Ci avrebbe tenuto sott’occhio per il resto del viaggio.

Il conducente del pullman, che gli sedeva accanto e sembrava meno propenso di Raúl a ficcarsi nei guai, si accorse in fretta che quell’inconveniente non avrebbe portato loro nulla di buono. Il resto del gruppo si era avvicinato per pagare la quota delle escursioni e di conseguenza aveva assistito a quello spiacevole teatrino: quei due avrebbero finito per attirarsi la nomea di ladri per il resto dei loro giorni e, non essendo quella una prospettiva allettante, decise di risolvere la situazione a modo suo.

– Aspetta, ce l’ho io – disse: prese una moneta da 100 pesetas dal portafogli e me la porse.

Quando ho ricevuto la proposta di traduzione per questo libricino ricordo distintamente di aver pensato: “Oh, un diario di bordo! Sarà pieno di aneddoti curiosi!”. Quando l’angelo passa e dice amen… Probabilmente le trenta pagine più lunghe e noiose della mia vita. Non c’è letteralmente niente di divertente o interessante in questo libro, anzi, l’autore – che coincide con il protagonista, essendo un’autobiografia – è un pallone gonfiato che non fa altro che lamentarsi e vi dirò di più, non mi ha nemmeno lasciato una recensione per ringraziarmi di aver tradotto questo maldestro tentativo di intrigare dei turisti ingenui e spendaccioni.

Consiglio questo libro a chi soffre di insonnia ed è alla ricerca di un rimedio più naturale dei sonniferi per dormire, oppure a chi ha dei bambini particolarmente fastidiosi a cui non vuole più leggere Biancaneve tutte le sere prima della nanna. Entrambe le categorie adoreranno la distrazione di qualche chiacchiera a vuoto e sprofonderanno in uno stato di catalessi quasi preoccupante ben prima del finale. Voto simpatia dell’autore: 2=. Voto alla descrizione dei luoghi portoghesi che ho visitato anch’io e che non somigliano per niente alle immagini evocate nel libro: 5.5. Voto alla sfiga che mi ha consegnato di nuovo un libro che ha venduto meno di due copie in un anno: 9.5. Voto a me che insisto con l’autoflagellazione: 8. Che non a caso, sdraiato, è il simbolo dell’infinito. Coincidenze? Io non credo.

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