portare i bimbi all’estero…e i vaccini?


 

 
 
 

Foto 24-01-13 00 50 07Quando si fa la scelta di andare a vivere all’estero con i propri figli, la prima cosa che, da brave mamme italiane, ci preoccupa è la salute.

Se l’estero in questione si concretizza in un paese compreso nell’area Schengen o comunque in un posto di impostazione occidentale, le tue preoccupazioni riguarderanno generalmente solo il trovare un buon pediatra di base che prenda in cura i tuoi figli (cosa che a volte preoccupa anche in Italia, a dirla tutta).
Se invece l’estero è un posto completamente diverso, come l’Africa, il Sud-America e il Sud-Est Asiatico, allora la cosa diventa più complessa. In questi casi la scelta del pediatra è chiaramente veramente secondaria.

Il primo impatto forte con l’avventura in cui ti stai imbarcando sono le vaccinazioni. Argomento scottante già di per sé in Italia, dove si trovano in genere due correnti di pensiero: favorevoli in assoluto o contrari in assoluto, le sfumature intermedie sono veramente assai rare.

Qualsiasi siano le scelte fatte in Patria, all’estero non valgono affatto: ci sono infatti paesi per visitare i quali alcune vaccinazioni sono addirittura obbligatorie. Nella maggior parte dei casi però le vaccinazioni sono solo fortemente consigliate, non obbligatorie, a seconda della zona frequentata (urbana, non urbana).
Ma se stai andando in una delle parti del mondo di cui sopra e intendi rimanerci per parecchio tempo, le vaccinazioni diventano veramente indispensabili.
Se infatti in Italia le vaccinazioni hanno ormai il compito di mantenere bassa, quando non inesistente, la capacità di diffusione delle malattie, nei paesi poveri hanno ancora il fondamentale scopo di evitare il contagio da parte di malattie persistentemente endemiche.
Quando, saputa la destinazione lavorativa del pater familias, abbiamo iniziato a documentarci tutto ci è sembrato grande e quasi difficile.
In realtà il primo passo è piuttosto semplice: bisogna interpellare il proprio presidio vaccinale e da lì prendere contatto, ove non sia nello stesso presidio, con il più vicino ambulatorio del viaggiatore, dove il personale avrà risposte e proposte adeguate al luogo in cui dovete recarvi.
La fra all’epoca dovette quasi sedersi quando la dottoressa, saputa la loro destinazione, disse loro “visto dove andate, vi faccio tutte le vaccinazioni a disposizione”.
E già, perché ci sono malattie che in Italia si nominano praticamente solo come spauracchio per indurre, solitamente i bambini, a mantenere elementari norme igieniche (“non metterti le mani sporche in bocca, vuoi che ti venga il tifo?!?”). Ecco. Poi arriva il giorno in cui devi fare e far fare ai tuoi figli il vaccino contro il tifo e ti rendi improvvisamente conto che quelle malattie, che non hai mai considerato, esistono ancora e che in alcuni paesi del mondo sono ancora frequenti e mortali.
A cose fatte, la fra si sente di consigliare di sentire anche ambulatori di città più grandi; nello specifico a lei è capitato che nel suo presidio si fossero rifiutati di fare il vaccino anti febbre tifoide al suo bimbo piccolo, poiché inferiore ai tre anni, perché pare non rientrasse nel protocollo; consultato il centro romano di via Plinio (ma immagino che ogni capoluogo ne abbia uno, noi ci siamo rivolti lì perché ci è stato suggerito dal Ministero Affari Esteri) il vaccino ci è stato fatto senza problemi.
Da tenere presente è che tutte queste vaccinazioni non fanno parte dell’offerta del S.S.N. e pertanto sono a pagamento (la fra, per se stessa e i suoi due figli, ha speso quasi 1000€, quindi la cosa è come dire da considerare tra le spese di trasferimento).

Nonostante tutte queste precauzioni, se sei tra i fortunati che si recano in posti in cui è ancora diffusa, ti toccherà fare la vaccinazione per la tubercolosi direttamente in loco (questo perché in Italia la tubercolosi è stata dichiarata ufficialmente debellata e pertanto il vaccino non è più disponibile: non si previene, si cura).

Discorso a parte è quello della malaria, per la quale un vaccino vero e proprio non c’è, c’è solamente una profilassi. Questa differenza fa sì che la somministrazione dei farmaci debba essere reiterata nel tempo, con il serio rischio di danni al fegato. Generalmente, per soggiorni brevi, si fa la profilassi e bon. Quando invece la permanenza è lunga, come nel caso della famiglia latana, si evita per i motivi di cui sopra di fare la profilassi e si cerca di prevenirsi dal contagio: zanzariere, repellenti contro le zanzare, evitare di uscire di sera e nel caso recarsi in luoghi ventosi o dotati di aria condizionata e sempre con scarpe chiuse e maniche e pantaloni lunghi.

Detta così, questa cosa delle vaccinazioni può sembrare difficile e spaventosa, ma la parola d’ordine è non farsi prendere dal panico, informarsi e una volta sul posto, occhi ben aperti!

Leave a Reply