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Deve essere passato un bel po’ di tempo.

“State bene, Esaltato? Vostra Grazia ha perso i sensi e ci ha fatto spaventare.” dice la ragazza col ciondolo, per poi aggiungere: “Avete bisogno di qualcosa?”

Annuisco d’istinto prima di rendermi conto che ho capito le sue parole.

“Aspetta, ho capito quello che hai detto! Adesso parli portoghese?” le domando, prima di accorgermi che, anche se ho pensato in portoghese, dalla mia bocca sono uscite queste parole: “Stasima, nod ed lacaretan! Portoghese pelare ni?”.

Lei mi guarda confusa. “Ma certo che riuscite a capirmi, Signore. Voi siete l’Esaltato! Spero che mi perdonerete, ma non conosco questo portoghese di cui parlate. In quanto Compagna d’Uovo e Segretaria di Sua Maestà, la Regina Sonjie, non mi è richiesto di conoscere lingue straniere.” risponde sicura di sé, col viso illuminato da un’espressione di rara bellezza che non tradisce la minima arroganza. Capisco che si sente molto orgogliosa della sua posizione.

Da lontano, come un rumore di fondo, riesco a percepire le parole che pronuncia nella sua lingua misteriosa, ma quelle che si formano nella mia testa sono in portoghese perfetto.

Esaltato, Qvarist… è così che mi ha chiamato. “Come puoi essere sicura che io sia l’Esaltato?” le chiedo incuriosito.

Lei si porta la mano alla bocca, stupita. “Mi state mettendo alla prova, Signore? Ne sono sicura perché portate il marchio sacro. Permettete che Vi tocchi per mostrarVi che non ci stiamo sbagliando?”

Annuisco, perso nella bellezza dei suoi occhi verdi.

Lei mi prende la mano sinistra con delicatezza e mi volta il palmo verso l’alto, svelando un dodecagono viola scuro che somiglia al cristallo e che, nonostante non sembri sollevato rispetto alla pelle, brilla e pulsa ad un ritmo regolare, probabilmente riflettendo il battito del mio cuore.

Il mio ospite, certo.

Dove ho la testa? Deve essere lui l’Esaltato: io sono soltanto un mero involucro.

Ma la ragazza non sembra ancora soddisfatta e quando la guardo mi accorgo che tiene tra le mani uno specchietto rettangolare avvolto in uno strato di cuoio protettivo. Mi consegna lo specchio e poi torna nella posizione inginocchiata con le braccia incrociate sulla testa, proprio come l’altra ragazza e il gorilla.

Immaginando che non riuscirò a trovare segni di ciò che cerco su di me, allungo comunque il braccio e sistemo lo specchietto in modo da potermi vedere in volto.

E invece eccolo lì: alla base del naso, tra le sopracciglia, c’è un secondo dodecagono viola grande quanto l’unghia del mio pollice.

Non avrebbe potuto trovare un posto più discreto, penso, prendendo mentalmente nota che devo trovare il modo per coprire quel simbolo comparso nel bel mezzo del mio viso.

“Siete soddisfatto, Signore?” mi chiede solerte la ragazza, interrompendo i miei pensieri. “Adesso che Vi abbiamo mostrato come facciamo a riconoscerVi, possiamo partire alla ricerca di Sua Maestà?” aggiunge agitata.

“Aspetta un attimo, piccoletta. Di che ricerca stai parlando?” le chiedo, mentre mi tornano alla mente le circostanze del nostro incontro, che comprendono un branco di lupi e rumori di battaglia in lontananza.

Basta, Laura. Hai trovato un lavoro full time che ti tiene otto ore al giorno incollata allo schermo del pc, sei stanca, sfiduciata, mal pagata. Questa volta non accetterai nessun libr-oh che caso, un’offerta dal portoghese! Non ho mai tradotto un libro dal portoghese, non posso farmi scappare quest’occasione! E poi è un fantasy, sarà fantastico!

… Onestamente non ho ancora capito se ho afferrato oppure no il significato intrinseco di questa storia. L’unica cosa che so è che quelle 116 pagine in formato word erano più del doppio e ad ogni battuta maledicevo i miei antenati, la mia capoccia dura e le mie dieci dita funzionanti – tant’è che un mese prima della consegna mi sono beccata una bella tendinite, giusto per non rendere le cose troppo semplici e banali.

Questo libro è… pieno di descrizioni. Credo sia l’unico fantasy nella storia dei libri di avventura in cui il protagonista passa il 90% del tempo a raccontare e il restante ad agire – o quantomeno a farsi trasportare dal corso degli eventi. Scrivere la parola fine è stato come partorire un televisore da 40″ dopo sei mesi di travaglio. Non mi sento di consigliare questo libro a nessuno, soprattutto perché ho la terribile sensazione che l’autore stia pensando a un seguito e non è una buona idea. Voto latte alle ginocchia: 10-. Voto accuratezza delle descrizioni: 11. Voto chiarezza della trama: 3.5. Voto voglia di vivere durante e dopo la lettura di questo libro: 1.

portais

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