I quadri della nostra vita

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“I viaggi?
Sono la nostra personalissima galleria d’arte… I viaggi sono i quadri della nostra vita.”
Anonimo

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Gente che va, gente che viene.

Gente che va, gente che viene. C’è più traffico del solito nella mia vita ultimamente.
Pensavo di arrivare qui e sentirmi un po’ sola non conoscendo nessuno. Pensavo che questo sarebbe stato uno dei tanti ostacoli da superare.
La verità è che siete entrati nella mia vita con la stessa forza e velocità di un uragano. Non so nemmeno dire quanti siete, ma posso dire che ognuno di voi riesce a donarmi qualcosa. Avere la possibilità di condividere la propria storia, i propri sogni, la propria vita con altre persone, avere la possibilità di confrontarsi, di imparare dagli altri, di scoprire e riscoprirsi. Non c’è ricchezza più grande, statene certi.
E pensare che, in fondo, siete dei perfetti sconosciuti. Eppure, conoscervi e condividere anche solo una piccola parte di questo grande viaggio che ognuno di noi sta facendo, mi sta rendendo una persona migliore sotto tantissimi punti di vista. Sto imparando ad ascoltare le esperienze degli altri e sto imparando che anche le mie hanno un valore e devo esserne grata.  Ho imparato ad essere più curiosa e meno diffidente, a lasciare perdere i pregiudizi. Ho imparato a concedermi la libertà di non avere paura.
In fondo siamo tutti estranei prima di diventare amici.
E così, con la stessa rapidità con cui siete apparsi, andate via uno dopo l’altro. Ognuno prosegue per la sua via, con la sua storia, inseguendo i propri sogni.
Credo che le persone incontrate in queste circostanze siano legate da un legame particolare che resta importante anche se la maggior parte di questi rapporti sono passeggeri.
Scrivo questo post in un periodo particolare. Ho lasciato quello che è stato il mio posto di lavoro negli ultimi 6 mesi per cominciare una nuova avventura. E, sebbene io credessi di essere una gran guerriera, nel momento in cui ho dovuto salutare i colleghi sono scoppiata in un pianto senza freni. E questa cosa mi ha scossa molto, non credevo di essermi legata a tal punto. Devo lavorare un pochino sulla mia eccessiva sensibilità probabilmente. ;) Lavorare qui mi ha permesso di incontrare tantissime persone che porterò nel cuore per sempre. Probabilmente alcuni legami, più forti di altri, dureranno nel tempo più di quanto io creda.

Dedico queste parole a tutte le persone che ho incontrato fino ad oggi e a tutte quelle che ancora incontrerò. Siete la linfa vitale di questo lungo viaggio che ho intrapreso. E la sensazione più bella è quella di sapere di avere nuovi amici in tutto il mondo.
Non si è mai davvero soli.

 

 

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DANTE PECCATORE

 

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Nella cornice dei Superbi (Purgatorio 11), così predice Oderisi da Gubbio:

Credette Cimabue ne la pittura
tener lo campo, e ora ha Giotto il grido,
sì che la fama di colui è scura:

così ha tolto l’uno a l’altro Guido
la gloria de la lingua; e forse è nato
chi l’uno e l’altro caccerà del nido.

E chi mai può essere il poeta cucculo che caccerà dal loro nido Guido Guinizzelli e Guido Cavalcanti? Che strapperà il trofeo de “la gloria de la lingua”? Forse un poeta dotato di ali? Aligero, perché della famiglia degli Alighieri?
Restiamo perplessi nel vedere Dante prendere per la “cuticagna” un dannato ghiacciato nel cerchio dell’Antenòra e dischiomarlo finché non gli dirà il proprio nome, o godere dello strazio di Filippo Argenti dentro la palude stigia, morsicato e schiaffeggiato da altri dannati.
E ben sappiamo, per rimprovero della stessa Beatrice, quando Dante si sia lasciato deviare dalla retta via, inseguendo le gonnelle di pargolette e montanine e donne di pietra.
Superbo, per sua stessa ammissione. E se anche non lo avesse detto lui, qualche sospetto ci sarebbe venuto ugualmente. E per di più iracondo. Uno sempre pronto ad arrabbiarsi con tutti, con la sua Firenze in primis, ma anche con tantissime anime incontrate lungo il cammino. E per di più Lussurioso.
Superbo. Iracondo. Lussurioso. Tiepido mai. Acceso ed esagerato tanto nelle invettive, quanto nel suo amore smodato. Dante non rappresenta certo un modello di santità.

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Dante a partire dalla cornice dei Superbi, in tre momenti non solo sarà testimone e interlocutore delle diverse anime, ma diventerà indirettamente parte attiva dell’espiazione, come ben evidenziato da una lectura di Enrico Malato (“ come cieco va dietro a sua guida/per non smarrirsi (…)” Lettura del canto XVI del Purgatorio, ora in ID. “Studi su Dante”, Padova, Bertoncello Artigrafiche, 2005, p.256).
Se con Omberto Aldobrandeschi sarà costretto ad abbassare la cervice («Ascoltando chinai in giù la faccia;/ e un di lor, non questi che parlava,/ si torse sotto il peso che li ‘mpaccia»), nella cornice degli Iracondi sarà avvolto in un’infernale nube e come i Lussuriosi dovrà attraversare la parete di fuoco.
E allora la domanda potrebbe essere perché proprio lui?
Perché il Paradiso è per tutti. Anche per uno come Dante.

Uno che nel canto primo dell’Inferno, spaventato dalle tre fiere, la prima parola che dice è “Miserere”, abbi pietà di me. Echeggiando il salmo 50 di Davide:

Pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia;
nella tua grande bontà cancella il mio peccato.

E la cosa commovente è che nonostante la Commedia sia il racconto di un uomo che è arrivato fino alla visione di Dio e sia ritornato tra noi uomini a raccontarlo, comunque la natura umana resta comunque una natura fallace.

Così scrive in Paradiso 21, nel Cielo di Saturno. Ovvero il Settimo Cielo!

S’io torni mai, lettore, a quel divoto
triunfo per lo quale io piango spesso
le mie peccata e ‘l petto mi percuoto,

tu non avresti in tanto tratto e messo
nel foco il dito, in quant’io vidi ‘l segno
che segue il Tauro e fui dentro da esso

“Se io possa tornare, lettore, a quella beatitudine celeste per la quale io spesso rimpiango i miei peccati e mi percuoto il petto, tu non avresti messo e tirato via il dito dal fuoco in un tempo minore di quello che impiegai io a ritrovarmi nella costellazione (dei Gemelli) che segue quella del Toro.”

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Dante è peccatore prima del viaggio e soprattutto dopo il viaggio. La fragilità umana è accolta e riaccolta. Nessuna perfezione. I Santi non sono perfetti! Nessuno è perfetto in Paradiso.

A guardare la lista dei Santi in Paradiso rimaniamo sconcertati, scorgendo: filosofi in odore di eresia, prostitute, donne lascive e playboy, persino Rifeo, un troiano pagano che nell’Eneide trovava giusto lo spazio di qualche esametro.
Lo spiega Cunizza da Romano, sorella di Ezzelino da Romano, tiranno anticristo. All’epoca chiamata magna meretrix, grande puttana, la quale multum exarsit in amore carnali, secondo la definizione di Pietro di Dante.

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Il nodo viene sciolto in Par. IX, 31-36, nel Cielo di Venere:

D’una radice nacqui e io ed ella:
Cunizza fui chiamata, e qui refulgo
perché mi vinse il lume d’esta stella;

ma lietamente a me medesma indulgo
la cagion di mia sorte, e non mi noia;
che parria forse forte al vostro vulgo.

È vero, dice, sono stata vinta dal lume di Venere, ne ho subito gli influssi, ma non furono tali da condannarmi. Si autoassolve la beata con una scrollata di spalle e un sorrisetto. I beati del Cielo di Venere sono beati nonostante abbiano subito gli influssi d’esta stella e siano state vittime del piacere carnale… ma da tale piacere non ne sono stati travolti. Tale piacere non ha disorientato, non ha distolto dalla retta via, dalla vera meta del desiderio.

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Santi nonostante il peccato. O meglio, quasi in una visione tantrica, il peccato in dose omeopatica è il modo per raggiungere la beatitudine.

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