Quei ponti verso la foce del Nervia

 

DA QUESTA CARTA DI ANONIMO DEL ‘700 SI DEDUCE CHE – ANCHE PER GLI EFFETTI DELLA GUERRA DI SUCCESSIONE AL TRONO IMPERIALE DI META’ ‘700 – NON LONTANO DALLA RIVA DEL MARE IL NERVIA ERA SUPERATO PER VIA D’UN PONTE VEROSIMILMENTE IN LEGNO MA SI NOTA CHE UNA DIRAMAZIONE VIARIA DETTA “STRADA DI CAMPOROSSO” CONDUCEVA ATTRAVERSO “LE BRAIE” LUNGO LA RIVA ORIENTALE DEL NERVIA SINO AD UN PONTE AD UNA SOLA ARCATA CHE IMMETTEVA AL BORGO DI CAMPOROSSO E QUINDI ALLA VAL NERVIA COME HA LASCIATO SCRITTO IL BERTOLOTTI IN QUESTA PAGINA DEL SUO MAI ABBASTANZA STUDIATO VIAGGIO NELLA LIGURIA MARITTIMA DEL 1834 (ENTRO CUI NATURALMENTE, OLTRE A QUESTO PONTE DI CAMPOROSSO, NON MANCA DI CITARE IL MONUMENTALE PONTE DI DOLCEACQUA) .

Camporosso (IM): a sinistra il cimitero con la Chiesa di San Pietro, qui citata. In alto, Dolceacqua

Il torrente Nervia verso la foce; al di là, la zona Nervia di Ventimiglia (IM)

I secoli passano oggi veloci, ma nel passato lo “stato del presente replicava spesso soluzioni utilizzate da tempi immemori” e comunque -a titolo di approfondimento giova ribadire che mutatis mutandis dal noto tattico sulla via Romea del Nervia la varia tipologia di viaggiatori (pellegrini, crociati e cavalieri ecc) che intendeva raggiungere il mare e quindi le sue varie stazioni od ospizi il tragitto del Nervia poteva -sulla linea di quanto detto e senza dubbio possibilistico se non plausibile in assoluto- fruire sin dal medioevo di varie opzioni proprio dal nodo strategico ed anche “segnato” pei pellegrini dal lato iconografico della chiesa di S. Pietro di Camporosso ove si era soliti stipulare contratti tra i viandanti della Fede e nel caso i loro emissari nel caso non si volesse o si potesse operare di persona e delegare altri più pratici od audaci ai fini dei sempre perigliosi viaggi della Fede = da quella di accedere direttamente agli ospedali di Nervia e Ventimiglia quanto di fruire -anche a secondo delle mete scelte dei Luoghi Santi (vedi cartografia)– di più diramazioni dal percorso più arduo per raggiungere l’ importante Ospedale di N. S. della Ruota tra Bordighera e Ospedaletti (nemmeno escludendo la possibile variante di attraversare il Principato Monastico di Seborga per accedere al Montenero) alla diramazione di cui qui sopra si parla e detta strada di Camporosso che immetteva sul tragitto per Bordighera-Ospedaletti sin ancora – sempre volendo accedere a questa meta orientale del Capitanato di Ventimiglia – al valicamento diretto del Nervia quando provvisto di ponti o guadabile non troppo rischiosamente anche in presenza di tracimazioni ma grazie alla fruizione di efficienti traghettatori.

Ugo Foscolo, militante nell’armata francese d’Italia ai tempi napoleonici, fuggendo, con frotte di vinti commilitoni, da Genova ripresa a fine ‘700 dagli Austriaci, nel descrivere (su una direzione quindi opposta e comunque diversa da quella citata, ma grossomodo speculare, cioè da Ovest ad Est) nella sua “Lettera da Ventimiglia” del romanzo epistolare Jacopo Ortis, può davvero risultare l’ultimo viandante e descrittore di questi tragitti di cui il NERVIA (VEDI), fiume-torrente imprevedibile a seconda del flusso delle acque rendeva alternativamente necessario avvalersi a seconda delle sue condizioni e della sua portata, anche rinunciando ai percorsi più semplici per sfruttare quelli decisamente ardui, come qui si legge pur di raggiungere Ventimiglia e da lì la Francia e tuttavia, pur realizzando e/o finalizzando i Savoia -ma con lentezza eccessiva- la “Strada della Cornice” ideata da Napoleone, ancora nel 1826 Giacomo Navone erudito diretto a Ventimiglia provenendo da Bordighera, per unirsi ai suoi amici sulla sponda opposta del Nervia, dalla costruenda “Strada della Cornice” dovette guadare il fiume con l’aiuto magari di un traghettatore ed altresì oltre un decennio dopo pur dichiarandosi per pubblicistica di Stato finita la “Strada” seppur con l’onere di terminare alcune infrastrutture si sminuiva ad arte –anche per non inasprire ulteriormente i Liguri giustamente rabbiosi per l’annessione coatta e inaspettata al Piemonte dopo la Restaurazione di Vienna– l’entità reale dei lavori da concludere perché tra queste “infrastrutture” date come di poco conto stavano molti ponti di modo che al tempo del Bertolotti, quindi nel 1834, non esisteva ancora un ponte sul Nervia].

da Cultura-Barocca

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