Mercoledì gnocchi, giovedì cavallette

Che io non sia una maestra ai fornelli non l’ho mai nascosto. Anzi, provo anche un forte senso di fastidio ogni volta che accendo la Tv e sono costretta a sorbirmi le prelibatezze preparate dalla Parodi o da Alessandro Borghese. Eppure, nonostante tutto, ho trovato delle informazioni culinarie molto interessanti che ho pubblicato su www.wumagazine.com.

Fame?

Cosa c’è per cena? Bistecca ai ferri, pollo al forno o hamburger e patatine? Ma che noia! Da qui ai prossimi vent’anni le nostre tavole saranno imbandite da abbondanti e succulenti piatti a base di insetti. Perché l’entomafogia non appartiene solo a Paesi lontani.

Se la prossima volta che andiamo a cena fuori dovessimo aprire il menù e trovare tra le proposte del giorno locuste, ragni e vermi preparati in tutte le salse, non ci sarà troppo da stupirsi. “Tu cosa prendi? Io sono indeciso tra le cimici alla piastra e gli scarafaggi al forno, l’ultima volta erano belli croccanti”. Sì, perché anche se al primo impatto l’idea di mangiare insetti (entomofagia in gergo tecnico) può farci storcere il naso, si tratta di un’abitudine alimentare già diffusa in molti Paesi e che, negli ultimi anni, ha preso sempre più piede nel resto del mondo. Strano da credersi, ma esistono ben 1400 specie di animaletti che possono essere mangiati e che, a quanto pare, hanno un sapore (quasi) delizioso. Gironzolando tra i venditori di street food a Bangkok è praticamente impossibile non imbattersi in bancarelle che offrono succulenti porzioni di grilli o scorpioni fritti da sgranocchiare come fossero patatine. Vengono cotti in abbondanti quantità di olio e sono insaporiti con una spolveratina di chili: meglio fare attenzione alla linea, perché si sa, una cavalletta tira l’altra. Ma i thailandesi non sono di certo l’unico popolo che si nutre di insetti. Si tratta di un’abitudine molto antica, legata principalmente a Paesi rurali con alta densità demografica: regioni, quindi, che hanno bisogno di sfamare molte bocche a costo quasi zero. In Messico, per esempio, le uova di formica bollite sono usate come ripieno per i tacos o vengono servite in una ciotola con contorno di tortillas. Nella città di Oaxaca mangiare insetti è una tradizione che risale fin da prima dell’arrivo dei conquistadores spagnoli. Le cavallette sono uno dei piatti tipici della zona e, presentate in grosse ceste nel mercato rionale, richiamano l’attenzione dei turisti incuriositi, tra cui non mancano quelli più impavidi che non si tirano indietro e le assaggiano di buon gusto. Sempre in Messico, i primi di novembre durante la festa di Ognissanti, mentre nei vicini Stati Uniti ci si veste per Halloween e si va in giro a pronunciare la formula magica dolcetto o scherzetto, nella patria del sombrero si festeggia la giornata dello scarabeo. Gruppi di volontari li raccolgono tutto il giorno per poi consumarli in compagnia di amici e parenti come simbolo di forza ed energia per il nuovo anno. Nella ben più lontana Nuova Zelanda, invece, ogni marzo viene organizzato il Wild Foods Festival: con oltre 50 stand espositivi e un’atmosfera decisamente bizzarra, non manca di certo l’opportunità di gustare larve, scorpioni e stranezze di ogni genere. Ma, senza dover andare troppo lontano e rimanendo in Europa, invece, la catena olandese di supermercati Sligro, accanto alla ben più usuali bistecche, propone insetti freschi di giornata da consumare comodamente a casa davanti a una bella tavola apparecchiata. La passione per l’entomafogia è arrivata anche qui: i Carlo Cracco nel suo menù non disdegna piatti a base di locuste, ancora meglio se brasate con il vino rosso. Curiosando un po’ su Internet è facilissimo trovare ristoranti in tutta Italia che si cimentano con entusiasmo in questa “nuova” arte culinaria. Ma la verità è che, se in questo lato del pianeta una dieta a base di insetti adesso può sembrarci “trasgressiva” o quanto meno insolita, nei prossimi anni non avremo la stessa sensazione. Le previsioni parlano chiaro: con una popolazione globale di circa nove miliardi e mezzo di persone e i prezzi del cibo in costante aumento, riuscire a produrre cibo per tutti sarà praticamente impossibile e il problema della fame nel mondo corre il rischio di diventare ancora più drammatico di quanto non lo sia adesso. Gli insetti, nel loro piccolo, sono una preziosa fonte di proteine e hanno un basso contenuto di grassi e, come ulteriore punto a loro favore, sono piccoli: aiuterebbero a diminuire l’impatto ambientale, lo sfruttamento della terra e l’emissione di gas a effetto serra derivanti dagli allevamenti intensivi di bestiame. Per tutte queste ragioni l’ONU spinge e promuove il consumo di insetti nel Vecchio Continente, al fine di cercare di cambiare le nostre abitudini alimentari il prima possibile. Niente panico, perché in realtà, anche se non lo sappiamo, in media consumiamo già circa 500 grammi di insetti a testa contenuti in gran parte di frutta, verdura, marmellate, succhi e minestre di produzione industriale. Insomma, sarà meglio iniziare a fare poco gli schizzinosi, considerando che tra vent’anni ci ritroveremo a sorseggiare vino e a sgranocchiare formiche secche o, perché no, a mangiare hamburger di scarafaggi. Perché, una bella pizza quattro stagioni con larve, locuste, grilli e cavallette la vogliamo buttare via? Yammy!

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DFW

Una Cosa Divertente Che Non Farò Mai Più
di DAVID FOSTER WALLACE (1997)

  • Ho sentito cittadini americani maggiorenni e benestanti che chiedevano all’Ufficio Relazioni con gli Ospiti se per fare snorkeling c’è bisogno di bagnarsi, se il tiro al piattello si fa all’aperto, se l’equipaggio dorme a bordo e a che ora è previsto il Buffet di Mezzanotte.
  • In queste crociere extralusso di massa c’è qualcosa di insopportabilmente triste. Come la maggior parte delle cose insopportabilmente tristi, sembra che abbia cause inafferrabili e complicate ed effetti semplicissimi: a bordo della Nadir – soprattutto la notte, quando il divertimento organizzato, le rassicurazioni e il rumore dell’allegria cessano – io mi sentivo disperato. Ormai è una parola abusata e banale, disperato, ma è una parola seria, e la sto usando seriamente. Per me indica una semplice combinazione – uno strano desiderio di morte, mescolato ad un disarmante senso di piccolezza e futilità che si presenta come paura della morte. Forse si avvicina a quello che la gente chiama terrore o angoscia. E‘ più come avere desiderio di morire per sfuggire alla sensazione insopportabile di prendere coscienza di quanto si è piccoli e deboli ed egoisti e destinati senza alcun dubbio alla morte. E viene voglia di buttarsi giù dalla nave.
  • …io pago per ottenere il privilegio di consegnare nelle mani di esperti professionisti non soltanto la responsabilità della mia esperienza ma anche dell’interpretazione di questa esperienza: per esempio il mio piacere. Il mio piacere verrà efficacemente e saggiamente gestito per sette notti e sei giorni e mezzo…
  • Stop-Time del 1967, uno dei migliori diari letterari del ventesimo secolo, uno di quei libri che ti fanno venire voglia di diventare uno scrittore.
  • …sono avvolti nella stessa atmosfera deserta ed irreale che ha una casa quando, da bambino, sei malato e resti da solo mentre gli altri sono tutti al lavoro o a scuola.

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"ANIMAE": RITROVAMENTI DI SEBASTIANO AGLIECO – Uno sguardo sulla bellezza-Fernanda Ferraresso


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Anima
isola di specchio e ago della bilancia
evocata anima che  bruchi il mondo anche dentro la  pancia
pineta del pianeta dentro la terra delle ombre
incantata anima scartata guardata accarezzata
anima d’aria e acqua sotterrata
scatenata parola affabulata
bambina inchinata inchiostrata
sgrovigliata disegnata disseminata anima  fila d’ impronte
rincorsa setacciata  oro nell’orlo degli occhi [...]

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