L’isola di Skye


 

 
 
 

28 luglio 2018. Broadford, Isle of Skye, Scozia.

E gli alberi? Nessuno. Un braccio di mare, una strada a disegnare delle esse lungo la costa e una distesa verde che tappezza le montage. La Scozia, baby! Claire annuisce. Qualche miglia più tardi arriviamo alle Fairy pools, un torrente che scende dalla montagna e nel suo zigzagare forma delle piccole piscine di acqua limpidissima; e gelida, ovviamente, ma non così tanto da scoraggiare i turisti più coraggiosi. Pareti di roccia scura si alzano dietro le colline, il cielo è ancora sereno mentre passeggiamo a fianco del letto del fiume. Poco dopo in auto, smarrita la strada per Glenbrittle, decidiamo di proseguire verso la baia di Talisker. C’è un lembo di terra coperto d’erba che sbuca tra le scogliere, pecore e mucche ci osservano distrattamente quando passiamo accanto. Comincia a piovere, pensiamo che qualche goccia non ci possa fermare ed ecco che in pochi minuti la pioggia cade grossa come confetti. La scogliera sfuma all’orizzonte. Torniamo sui nostri passi, sommersi dall’acquazzone, e al diavolo tutte le tamerici: piove sui nostri zaini marroni, sui miei pantaloni.

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A metà pomeriggio, passato un ultimo scroscio, il cielo è limpido. Dirigiamo l’auto verso la punta meridionale dell’isola, il promontorio di Sleat. Ci incamminiamo e siamo gli unici sul sentiero sassoso che sale e scende tra i prati. Il terreno è talmente imbevuto d’acqua che sgocciola ad ogni pendenza. Non sembrano esserci altri umani sull’isola, solo pecore. Il sole si incastra tra un paio di nuvoloni e crea riverberi sull’acqua di mare, giù a sinistra, mentre in cielo si distingue chiaramente il disegno dei raggi, e viene da chiedersi se ci sia qualcuno lassù a dirigere lo spettacolo (“e Dio ci guarderà sulle colline / coi suoi occhi smeraldini di ramarro”). Quando pensiamo che la spiaggia sia dietro l’angolo, scopriamo dietro di noi un ammasso di nuvole nere che si avvicina, il dietrofront rapido potrebbe non bastare. In quel momento si materializza l’unico essere umano della zona, con il suo fuoristrada. John (chiamiamolo John) vive in una casa isolata sulla punta dell’isola, è inglese e ammette di non parlare né gaelico né francese, coltiva alberi, non ha pecore o altri animali, deve produrre elettricità con i pannelli fotovoltaici (buona fortuna…) o con un generatore a gasolio durante l’inverno (la turbina eolica l’ha distrutta una tempesta), e stasera John – che sta andando al villaggio per vedere un film di Charlie Chaplin – ha accettato di darci un passaggio lungo il sentiero. Ci salviamo così da un altro diluvio che si abbatte sulla costa dell’isola, riversando pioggia fittissima mentre a est, al di là di una striscia d’acqua, le Highlands sono di nuovo investite dal sole e brillano verdissime all’orizzonte.   

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Oh la vache !

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