Lei


 

 
 
 

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Scorre il tempo,
Cambia il paesaggio;
l’immutabile si plasma al tocco del vento, la velocità si traveste da libertà, ingannando la percezione del mondo.
Da quel finestrino ha potuto ammirare luoghi lontani, fantasticare vite altrui e dimenticarsi la sua.
Ha immaginato di essere lì, in una di quelle casette lontane dal caos, respirando la gioia del silenzio.
Ha creduto di potersi vedere lì, dentro quell’auto che viaggiava veloce, con i capelli scossi dal vento, intenti a nascondere quel volto spento.
Ha creduto di poter riuscire a sopportare quell’immagine di sé,
ma così non è stato.
Allora ha tirato le tendine,
ha abbassato la serranda ed è rientrata in casa.
Quella macchina sarebbe sparita dalla sua visuale in un attimo, ma non poteva farcela, pochi secondi eran bastati a renderla triste.
Lei era in alto, lontana da tutto, circondata dal verde delle colline e questo la rendeva felice.
Non aveva specchi in quella casa perché aveva il terrore di rivederla, incrociare quello sguardo profondo e perso.
Dimenticarla era una soluzione esatta, ma di difficile realizzazione; quindi la teneva lì, ospite non gradita, nei meandri del suo essere.
La teneva ben chiusa, sigillata in una piccola scatolina, di metallo lucente, liscia e quadrata.
Nessuna via di fuga, certo, ma la scatolina era una sua creazione, si nutriva della sua anima e s’ingrandiva ingozzandosi d’angoscia.
Ogni tanto era come se lei riuscisse ad uscire da quella scatolina e assumer la forma di tre Fiere. Quella dannata.
Ogni santo giorno a rinnegarla, tutta la vita a rimpiangerla.

Gioli

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