IPOGLICEMICI METROPOLITANI


 

 
 
 

Le giornate si costruiscono tra appuntamenti di lavoro, metro prese, metro perse, occhi da studiare, occhi da evitare. “Istruzioni mentali” su come possa essere la vita di ciascuno degli essere umani che incrocio sui miei passi e che, per pochi istanti, vivono con me. Da dove scendono? Dove vanno? Verso chi vanno? Perché penso sempre che una persona vada verso un’altra, che ci sia sempre qualcuna/o che la aspetti? Con-dividere. Con chi? Dividere perché? “Divido con te una fetta del mio dolce affinché tu possa avere un carico glicemico nella tua giornata di oggi, affinché il tuo corpo possa sapere che siamo fatti anche di zucchero, affinché possa assaporare anche i colori in un morso. Affinché questa dolce droga possa portarti un sorriso per qualche ora”. Sembra che si dicano questo, chi si tiene mano nella mano, chi si saluta con un sorriso, chi si abbraccia, chi “Ci prendiamo un caffè INSIEME?”. Una stretta di “dolcezza”. Ne consegue, allora, che siamo tutti un pò ipoglicemici. Scendiamo dalla metro di corsa alla ricerca sfrenata di quel picco zuccheroso: dunque, ecco perché la gente corre in questa grande città! Ad intermittenze ipoglicemiche si cerca: in una vetrina, in uno specchio, in atto di sano edonismo, narcisismo, tenerezza di un ricordo da accendere, ad intermittenza, appunto. Forse, sono solo intermittenze. Forse.

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