Il nostro viaggio a New York


 

 
 
 

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Diversivo, distrazione, fantasia, cambiamenti di moda, di cibo, amore e paesaggio. 

Ne abbiamo bisogno come dell’aria che respiriamo.

(Bruce Chatwin)

 

 

Il viaggio è un tema caro all’uomo che da sempre sente la necessità di andare oltre i propri confini, alla scoperta di persone, situazioni e luoghi nuovi.

C’è chi viaggia per lavoro, chi per amore, chi perché è curioso, chi per andarsene e chi per poi tornare e scoprire la bellezza della propria terra.

Quando si viaggia, si tocca una dimensione diversa: cambiano le abitudini, gli orari, i ruoli che si hanno nella vita di ogni giorno.

E’ come entrare a far parte di una rete più grande.

Quando viaggio mi sento minuscola: ogni volta è come se mi accorgessi che tutto intorno c’è un mondo che si muove ed io sono solo una piccola parte. Eppure, questa piccola parte, osserva, vive, prova…

Ogni volta è una scoperta emozionante, una nuova finestra che si apre, che arricchisce l’anima e la mente.

Quello dei viaggi per me è un percorso che, oltre ad essere gratificante dal punto di vista umano, è estremamente affascinante anche per il mio lavoro.

Mi sono ricordata, camminando per le strade di New York, che esiste una psicologia del turismo che analizza, prevalentemente anche se non solo, la motivazione, le aspettative e le soddisfazioni di un viaggiatore.

E così ho riscoperto che le motivazioni che spingono al viaggio possono essere svariate: riposo, relax, trasgressione, fuga, energia, ma anche la voglia di stringere nuovi legami o consolidare quelli esistenti.

James Hillman nomina questo impiego di energie, fare anima: ”se è vero che l’anima ha a che fare con l’approfondirsi degli eventi, questi eventi non sono solo dentro di noi, ma possono essere dentro il mondo”.

Ed è così che è stato per me.

Ho adorato camminare per le vie di New York, osservare, chiedere, alimentare la mia curiosità a tal punto che mi è venuta la voglia di condividere la mia esperienza e raccontarla.

Era come un sentirmi sospesa tra sogno e realtà: il sogno era vedere la gente che correva alle 7 del mattino lungo la West side e la realtà era che anche io ero lì!

Ho intrecciato rapporti nuovi e reso ancora più forti quelli che già avevo, consapevole del fatto che l’intessere relazioni sociali rappresenta un forte ancoraggio, sempre: quando si viaggia, quando ci si vuole divertire, quando si sta male.

E allora vi chiederete: “Perché questo articolo? Cosa c’entra con quello che fai e che scrivi?”.

C’entra, perché ho rallentato il tempo, mi sono presentata a persone che non conoscevo, facevo sport al freddo e stavo bene, mi sono permessa nuovi sfizi senza il peso del pensiero castrante, ho vissuto con gioia le amiche che erano con me.

Ho conosciuto meglio me stessa e questo sta portando qualcosa di nuovo anche nel mio lavoro….ero nel mio flow e questo sta portando nuovi pensieri e nuovi progetti.

Grazie al viaggio, grazie a New York e soprattutto a chi era con me…

E a voi cosa piace del viaggio…?

È ben difficile, in geografia come in morale, capire il mondo senza uscire di casa propria.

(Voltaire)

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