Il marinaio Johnes


 

 
 
 

Il marinaio Johnes

Il marinaio Johnes ha smesso di cantare,

ha appeso la sua chitarra all’albero maestro

e silenzioso si sporge verso il mare.

M verso un bicchiere di vino e brindo a te compagno.

So che tutto sta cambiando,

domani noi non saremo più gli stessi.

Bevo lentamente e guardo il tuo sorriso,

un cenno lieve con la testa, un saluto imbarazzato,

poi mi perdo nelle strade, fra le luci, fra tutti quei momenti

che non voglio ricordare.

Lentamente cadono i minuti,

come il rumore della pioggia dentro la mia casa.

La bottiglia è mezza vuota

ed ha bisogno di un pò di compagnia.

Il medico di bordo ha scritto:

l’equipaggio ha fame e muore lentamente;

e tutto intorno mare e cielo all’infinito,

ed oltre l’infinito niente.

Sono un vecchio mendicante,

il margine di gioia nei percorsi della tua ricerca,

ho promesso mille volte e so che non ho mai tradito,

cosa vedi nei miei occhi quando smetto di parlare?

Forse, tornerà ancora, il vento caldo del mio sogno di bambino,

a spazzare via la tua stagione fredda.

Il marinaio Johnes ricorda,

il suo amico sopra il molo che si allontana lentamente,

quando ha deciso di partire aveva pochi anni,

grandi occhi neri e un barattolo di miele,

per i giorni in cui non si sa mai.

Ed ora guarda il capitano che dal lato del timone,

gli fa segno di rientrare.

La notte si è fermata quasi al limite del giorno,

sulla nave c’è un silenzio che gli riempie il cuore

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