Come se la sono cavata mentre ero in Giappone


 

 
 
 

Ansia. Tantissima ansia per questo viaggio. Mi ricordo solo questo. Come avrebbero fatto le mie bambine senza la loro mamma??? Per 8 giorni di fila?

Quando ho saputo che avrei dovuto partire per il Sol Levante dentro di me si sono materializzate due vocine, quella della manager e quella della mamma. La prima diceva: evvai, fighissimo, vedrai delle cose fantastiche, sarà preziosissimo per il tuo lavoro. L’altra diceva: sei matta? come puoi abbandonare le tue cucciole per così tanto tempo?

A rincarare la dose ci stava il maritino che – bastardo – faceva appello alla mia coscienza di mamma, come se non avessi già abbastanze paranoie di mio, ripetendo: come farò, come farò….!

Per giunta in quella settimana era previsto l’arrivo della nostra nuova aupair, dal Sudafrica. Un terno al lotto, perchè se fosse stata ok, avrebbe dato sicuramente un grosso aiuto, ma se si fosse rivelata non proprio in linea con quanto ci si aspettava, avrebbe ulteriormente complicato le cose.

Altra complicazione: il fuso orario! Con un fuso orario di 8 ore praticamente era impossibile riuscire ad incrociarci. Nemmeno per una videochiamata.

Allora abbiamo preparato un piano d’attacco. Prendete nota mamme lavoratrici che hanno in previsione trasferte “consistenti”.

  1. Ho lavato tutti i vestiti e predisposto 5 cambi a testa in modo da evitare che le bambine finissero a scuola vestite in modo “originale” anzichè con le divise richieste.
  2. Ho mobilitato i nonni per ogni evenienza e per supporto tecnico nei casi in cui il papà doveva accompagnare una bimba da qualche parte e le altre dovevano essere contemporaneamente da altre parti.
  3. Ho spiegato alle bambine che sarei stata via, che non avremmo potuto sentirci molto, e che però avrei imviato dei messaggi vocali ogni giorno.
  4. Ho promesso che avrei portato qualcosa di speciale per loro, in particolare le famose sushi-caramelle, di cui vi ho parlato qui.
  5. Ho sistemato la stanza della ragazza alla pari, preparandole un welcome kit ed un bel cappotto pesante, in modo da accoglierla per bene

Come è andato il viaggio lo sapete già, per chi non lo avesse letto, la cronaca inzia a questo link.

E insomma, come previsto non abbiamo avuto molto tempo di sentirci ma mentre ero via ho tenuto la mia famiglia aggiornata, inviando foto e video dei posti dove mi trovavo, dei test sperimentali sui water giapponesi (devo dire che hanno scatenato molta ilarità tra amici e parenti), di me che tentavo disperatamente di risucchiare degli udon usando i bastoncini per pescarli dal brodo.

Devo dire che questo ha permesso a loro di vivere serenamente il distacco e quando sono tornata le ho trovate felici di rivedermi ma soprattutto serene.

Non solo, la casa era pulita, in ordine, la biancheria lavata e sistemata, la ragazza alla pari giuliva.

A dimostrazione che i papà quando vogliono, sono in grado benissimo di arrangiarsi. Meditate donne.

E così la prossima volta che mi si prospetterà un viaggio lungo sarò anche io meno in ansia.

 

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