Amazzonia – viaggio dall’altra parte del mare


 

 
 
 
Amazzonia. Viaggio dall'altra parte del mare

Amazzonia. Viaggio dall’altra parte del mare

Sembra impossibile raccontarla , l’Amazzonia. Foresta che è mille foreste, ricamata nell’ocra, il nero e il blu di un fiume che è mille fiumi, la foresta amazzonica è stata, prima che scoperta, inventata. È immensità della geografia e inquilino bizzarro della cultura occidentale. È ente geografico tra più estesi e celebri. È, allo stesso tempo, misterioso non-luogo, ineffabile vagabondo dell’immaginario dei paesi del Nord del mondo, che vi hanno dirottato prima miti antichi (le Amazzoni, i giardini dell’Eden, la fonte d’eterna giovinezza), poi le fiabe e gli stereotipi di cui sentivano il bisogno di cullarsi (l’Eldorado, la terra degli uomini senza malizia, il <polmone del mondo>) o quelli nei quali decidevano di trasferire o trasfigurare i propri sensi di colpa (l’ultimo far west, il luogo della deforestazione selvaggia, remoto, rannicchiato rifugio, <scrigno della biodiversità> accerchiato dall’avanzata impietosa della tecnologia e dall’insaziabilità del mercato).

Dalla prefazione di “Amazzonia. Viaggio dall’altra parte del mare” di Yurij Castelfranchi.

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