365 giorni (giorni 124, 125, 126)

Buon compleanno a tutti! Oggi ascoltiamo Debussy Prélude à l’Après-midi d’un faune.

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L’operoso uomo russo

Con Anello d’oro, nell’ambito di un viaggio in Russia, si indica un tour che tocca alcune importanti città della zona che va da Mosca al Volga, un insieme di luoghi dal “glorioso passato e dal grandissimo interesse artistico ed architettonico”, che offrono “uno spaccato della provincia, dove si può percepire, lontano dalle grandi città, la vera anima del popolo russo”.

Queste belle parole lette in un depliant, dopo l’accorato e disinteressato suggerimento della signora dell’agenzia turistica, ci convinsero, me e il mio compagno, a sacrificare alcuni giorni della visita di città come Mosca e San Pietroburgo e concederci un po’ di tempo per esplorare queste zone remote e misteriose che ci avrebbero donato una maggiore consapevolezza della Grande Madre Russia.

Partimmo dunque, accompagnati da una gentile guida locale che avrebbe curato tutti gli aspetti organizzativi e ci avrebbe fatto visitare alcune di queste che, inizialmente, pensavamo fossero poco più che villaggi mentre spesso ci trovammo in centri che oltrepassavano i seicentomila abitanti.

Il tempo non ci fu amico e attraversammo quella che doveva essere la suggestiva campagna russa sotto una pioggia battente e, forse anche per questo, non riuscimmo ad apprezzarne tutte le sue bellezze; ci appariva piuttosto come un’immensa, piatta distesa di pianure, intervallate a tratti da qualche dacia, le casette di campagna che erano l’unica nota di colore in quello squallore.

La prima tappa del viaggio fu il monastero di Sergiev Posad, ubicato a 70 km da Mosca, il principale luogo spirituale di tutta la Russia, meta di pellegrini alla ricerca di benedizioni. La guida locale ci mostrò rapidamente alcune delle presunte bellezze locali e poi si dilungò molto di più sull’aspetto religioso che, in quanto atei, non incontrò troppo il nostro interesse.

Le cupole a cipolla, di colore azzurro e dorato, dei vari edifici ci sembrarono non eccezionali dal punto di vista artistico, come un po’ tutto il complesso architettonico, forse perché abituati agli edifici religiosi nostrani. Ma pensammo che fosse semplicemente un modo diverso di concepire la religiosità, più spirituale e meno appariscente e pensammo che fosse da rispettare. Rimaneva il fatto che Sergiev Posad non lasciò un’impronta profonda ed indelebile nelle nostre menti e nei nostri cuori.

Nel corso del tour ci portarono a visitare anche altri centri come Kostroma e Sudzal, ma la città più significativa che vedemmo fu Yaroslav, famosa soprattutto perché dall’alto vi si può ammirare la confluenza del fiume Kotorosl con il maestoso Volga,

Quando giungemmo in questa città, avemmo la fortuna di avere la serata libera e potemmo aggirarci lungamente a piedi per strade e piazze, esplorando luoghi e soffermandoci in angoli che ci colpivano particolarmente.

Infatti, per la prima volta ci avevano convinto, immagino con l’inganno, che la Russia non era un posto sicuro e, soprattutto se non si conosceva la lingua, si poteva incorrere in spiacevoli sorprese. Così avevamo optato per un viaggio organizzato in luogo del solito “fai da te”.

Ci pentimmo amaramente di questa scelta e l’ulteriore riprova l’avemmo il giorno dopo quando la guida locale ci condusse a visitate luoghi che non ci sembrarono irrinunciabili, come per esempio il mercato locale, mentre nell’itinerario consigliato non c’era traccia degli scorci che avevamo scoperto la sera prima.

Parlando con la guida, potemmo comunque farci un’idea sulla mentalità dei sudditi di “Nostro Presidente”, come lo chiamavano loro.

Infatti la ragazza che ci accompagnava ci fece una lunga sviolinata sui valori religiosi che dovevano permeare tutta la società e dell’importanza della famiglia, nella quale la donna doveva praticare la virtù della pazienza per evitare che si potessero sfaldare i sacri vincoli coniugali. Concluse con l’elogio dell’uomo russo che, al contrario di quanto si possa pensare, non beve affatto perché non avrebbe tempo per farlo, essendo operoso in ogni parte della sua giornata per sostenere nel migliore dei modi la propria famiglia.

Arricchiti da questa magnifica scoperta, potemmo continuare il nostro viaggio, felici che fosse stata sfatata questa leggenda sull’uomo russo che butta giù vodka dalla mattina alla sera e muore di cirrosi a cinquant’anni.

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8. Lapponia parte 1: Treehotel

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Sono stata una settimana in Lapponia ed è stato incredibile. Solo sei giorni al nord sono bastati per ricaricare completamente le pile. Avevo bisogno di staccare e riprendere fiato, riempirmi gli occhi e la mente di cose nuove, così da poter tornare con la giusta energia e riprendere il ritmo di tutti i giorni. Ho trovato milioni di alberi, decine di renne, e davvero poche persone che però hanno fatto la differenza in questa avventura.
Nel 2017 visitai la Norvegia in pieno inverno e restai completamente ammaliata dalla bellezza dell’aurora boreale e dei paesaggi innevati, quindi quando mi si presentò l’opportunità di andare in Lapponia (Svedese e Finlandese) capii subito che sarebbe stata un’esperienza stupenda. Non è la prima meta che le persone si aspettano di sentire quando chiedono “dove vai in vacanza”, ma vi posso assicurare che regala le stesse emozioni di qualsiasi altro viaggio, forse addirittura di più. In particolare a chi, come me, ama il contatto con la natura.
Una volta arrivata al nord della Svezia ho trascorso la prima notte nella cittadina di Lulea. Il giorno seguente mi sono spostata al Tree Hotel per passare la notte. Le strade in Lapponia sono tutte dritte e ci sono solo alberi e campi coltivati a destra e a sinistra. Seguendo il fiume Hedavan, dopo un’oretta di auto, si trova questo hotel unico al mondo. È composto da sette casette sugli alberi, tutte diverse fra loro, sia per dimensione che per caratteristiche. All’arrivo si viene accolti in una grande casa, decorata con mobili antichi e disegni fatti all’uncinetto appesi ai muri. Tè, caffè e biscotti sono a disposizione gratuitamente ad ogni ora. In ognuna delle stanze della casa è sistemato un grande tavolo, dove vengono serviti i pasti in un ambiente tranquillo e conviviale. La cucina è di alta qualitá, preparata da uno chef giovane e molto bravo con prodotti locali tipici: pesce come antipasto, renna come piatto principale e crème brûlée per dessert. Dopo la cena, lungo il sentiero in mezzo al bosco, ho raggiunto il mio alloggio esclusivo per la notte: il Mirror Cube. Una “scatola” di 16m² appesa ad un grande albero, con una piccola terrazza sul tetto e una scala sospesa come accesso. A rendere unico questo hotel è anche il servizio di lusso che offre: doccia in legno e sauna private (a terra), terrazza con vista sul bosco e una jacuzzi per i mesi piû freddi. Per godere della natura in totale privacy.
Sulla terrazza del cubo alle 7 di mattina, con il sole già in cielo da due ore, il solo cinguettio degli uccellini nelle orecchie e intorno solo alberi, mi sono sentita davvero in pace. Un profumo di natura che mai mi scorderò.
Avrei voluto passare molto più tempo in quella casetta sugli alberi. Avevo l’essenziale: un letto, un bagno, acqua potabile e tante finestre. Il Wi-Fi serviva solo per condividere con gli amici la meraviglia che stavo vivendo. Sono andata a dormire e mi sono svegliata seguendo il ritmo della natura, con la sua luce, i suoi suoni e i suoi abitanti. Per una notte mi sono sentita anche io parte delle bellezze del bosco, senza sentirmi intrusa ma solo osservatrice.
Un’esperienza simile aiuta davvero a comprendere come si possa vivere con meno cose e sentirsi comunque (e a volte ancor più) a proprio agio.

“Less house, more home”: Meno casa, meno spazio, meno oggetti, ma più comodità, più pace, più tranquillità e più benessere.

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